Che cosa significa vivere?
Nasci.
Per qualche tempo il mondo esiste insieme a te.
Impari dei nomi.
Ami qualcuno.
Desideri cose.
Hai paura di perderle.
Costruisci.
Accumuli ricordi come se fossero qualcosa che potrai portare con te.
Ti affanni perché qualcosa rimanga.
Una fotografia.
Un figlio.
Una frase.
Un nome inciso da qualche parte.
Poi muori.
Forse qualcuno si ricorderà di te.
Per qualche anno pronunceranno ancora il tuo nome.
Qualcuno racconterà una storia nella quale esisti.
Rimarranno oggetti che hai toccato, parole che hai scritto, immagini del tuo volto.
Forse lascerai qualcosa di grande.
Ma tu non lo saprai.
Non saprai di essere ricordato.
Non saprai di essere dimenticato.
Non potrai contemplare ciò che hai costruito,
né rimpiangere ciò che hai perduto.
Non ci sarà più qualcuno a cui possa importare.
Ed è questa la cosa che non riesco a ignorare.
Passiamo una vita intera a costruire un significato
che, alla fine, non saremo presenti per comprendere.
Allora perché?
Perché amare qualcosa destinato a essere perduto?
Perché conoscere, se arriverà un momento in cui non sapremo più di aver conosciuto?
Perché lasciare una traccia,
se colui che l’ha lasciata non potrà voltarsi a guardarla?
Forse la domanda è sbagliata.
Forse vivere non serve a qualcosa.
Forse vivere è soltanto il breve intervallo in cui qualcosa può importarci.
E questo dovrebbe consolarmi.
Invece mi terrorizza.
— Kher